“Il mare d’inverno è solo un film in bianco e nero visto alla TV…”, cantava la Bertè negli anni ’80. Un mare che Ruggeri aveva descritto con profondo ed estremo senso di solitudine, arrivando a toccare i confini della malinconia. Per i nostri ragazzi, andare a far visita al mare in una stagione così fredda e fatta di giornate corte, diventa un momento che, seppur breve, rimane  eterno perché li trasporta dal caòs di confuse voci ad attimi in cui vengono  svelati sentimenti profondi, nascosti. Il mare diventa amico, confidente che, nel silenzio delle onde, ci fa viaggiare lontano e ci fa sentire parte di un orizzonte miracoloso. Ecco, allora, che nella solitudine condivisa, il mare comincia ad elogiare la sua storia che racconta di correnti diverse, di tempeste affrontate, di albe e tramonti, di mercanti infreddoliti ma poi riscaldati dai colori di un abbraccio accogliente che profuma di pace. Una storia diversa ma che i nostri ospiti sentono come propria, che racconta un po’ anche di loro, della loro vita vissuta e di ricordi che solo il mare sa comprendere, conservare.
Ecco perché, proprio come cantava la Bertè, dinanzi a tutte queste nuvole e questa sabbia bagnata, dinanzi a parole trasportate dal vento e parabole di vecchi gabbiani, rimanere dinanzi al mare d’inverno diventa un momento di estrema consolazione, un attimo di immortale silenzio.

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