25 Giugno 2020

C’è stato un giorno in cui la Signora Comunicazione ha deciso di cambiare vestito.

All’improvviso! Senza neanche una parola!

Fu così che la Comunicazione, Signora già tanto complicata, non ha avvisato nessuno che non sarebbe più stata la stessa! E, nel più completo silenzio, ha cambiato vestito.

C’è stato un giorno in cui quel modo di comunicare facile, immediato, diretto, schietto, inconfondibile, fatto di parole ed espressioni, quel modo antico come il mondo e tanto rassicurante (anche se complicato) è stato rapito da una mascherina.

Si! Una mascherina!! Proprio così.

Un’innocua e semplice mascherina!

Signora Comunicazione, vanitosa, si è vestita con una mascherina!

Forse avrà immaginato che sarebbe solo stata più intrigante, affascinante, interessante… la Comunicazione è femmina, si sa!

Con il suo fare da civettuola, ha creduto di avere una nuova opportunità, senza considerare che la mascherina nasconde, ruba, deturpa, inganna perché copre la metà del volto; copre anche parte della possibilità di raccontare, di lasciar intuire, di rassicurare, di dissentire, di protestare o anche di mentire.

La mascherina è una vera e propria barriera contro il Covid-19 ed anche contro ogni altra forma di scambio comunicativo.

Che grande perdita! Non bastava togliere i baci e gli abbracci?

Ora ci hanno tolto anche Signora Comunicazione!

Perfino in comunità, Signora Comunicazione, si è vestita.

C’è stato un giorno che, entrando in comunità, non si potevano più scrutare, tra le pieghe del viso, gli umori che accompagnavano le tristi storie dei suoi abitanti e queste sensazioni, questi atteggiamenti, questi propositi e dissensi, i conflitti contrastati, si sono nascosti dietro una barriera, qualche volta colorata altre semplicemente e tristemente bianca.

Il volto parla di noi.

Il volto è un biglietto da visita.

Il volto è ritratto sui nostri documenti e sui social. Senza volto la Comunicazione è soffocata. Il volto è un’impronta unica ed inconfondibile.

Il volto è insostituibile.
C’è stato un giorno in cui gli occhi si sono dovuti assumere l’impegno di comunicare per tutti, ma non sono così esperti! Gli occhi sostengono che dall’inizio della creazione non ci sia stato un solo giorno in cui si siano separati dalle pieghe del volto e che, insieme, siano una vera forza per raccontare le emozioni del cuore e sostenere ogni forma di comunicazione…

Nella comunità per minori tutto questo caos è una vera mutilazione.

L’ 11 marzo ha portato con sè incredulità, stupore, meraviglia e poi rabbia, risentimento, impazienza…uno shock terribile ed inqualificabile. Ragazzi, che finalmente si erano appropriati di uno spiraglio di normalità, sono stati necessariamente sigillati in casa, sottovuoto e “ionizzati”! All’inizio, mantenendo un certo regime di comportamento per tutti, è stato possibile conservare quella familiarità così cara all’interno del gruppo senza limitarci nella comunicazione. Facevamo leva sui legami creati e rinforzati, le giornate correvano via veloci.

Ma, da quando è possibile fare delle piccole cose, da quando è possibile (finalmente per i ragazzi), ristabilire qualche contatto con gli amici e riprendere le relazioni sociali intessute pre-pandemia, allora si è tornati ad un regime di controllo assoluto allo scopo di preservare tutti da possibili contagi.

Così, la Comunicazione ha cambiato vestito anche in comunità!

È difficile dire cosa passi dietro lo scudo di una mascherina. Un saluto diventa un rimprovero, una parola cambia il senso del significato perché ingiustamente oscurata e, così, abbiamo conosciuto l’EducatoreMascherato.

L’EducatoreMascherato non è una persona comune. L’EducatoreMascherato è un Supereroe!

Arriva dietro il suo inconfondibile abbigliamento utile ad evitare dannosi spargimenti di virus; si serve di potenti igienizzanti per evitare contagi pericolosi e parla con una voce sorda e vellutata. Se fa molto caldo, come in questi giorni, gocce di sudore, che si fermano sulla efficiente mascherina, rigano il suo volto.

Qualcuno indossa anche gli occhiali che, non di rado, si appannano.

Il risultato è un vero rebus!

Per capire cosa abbia in mente l’EducatoreMascherato i ragazzi sono costretti a scommettere sulle sue intenzioni.

“Giochiamo a pallone”: è una richiesta o un obbligo?

“Prepariamo la tavola per mangiare”: è un invito allo svolgimento delle attività familiari o un rimprovero?

“Hai fatto tardi”: domanda o ammonizione?

Nel rebus quotidiano, si creano molti equivoci che necessitano dell’intervento della Signora Comunicazione tutta intera e senza veli!

Così, di tanto in tanto, i nostri Supereroi tornano ad essere degli umani e magari, con qualche cautela e una certa distanza, riprendono in mano quel sottile e delicato filo chiamato comunicazione (efficace) che è tanto utile in comunità. Così, tra mille ed intrecciati fili di comunicazione, filtrata e non, torna il sorriso. Quello vero. Quello visibile. Quello che fa bene al cuore.

C’è una cosa che Signora Comunicazione, con o senza veli, non riesce a mascherare: si chiama Cuore.

Al cuore, infatti, non si possono mettere mascherine e di sicuro non si possono mettere mascherine ai cuori di tutti quegli educatori che, Covid 19 o meno, si trovano, anche in questo stesso istante nel quale tu stai leggendo, con i ragazzi ospiti delle comunità continuando, ora dopo ora, mascherina dopo mascherina, a lasciare il cuore libero di amare… al di là di ogni barriera!

18 Maggio 2019

Chiara Salerno


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